Di solito su questo blog vi parlo di dove dormire, cosa mangiare e cosa vedere. Oggi faccio un’eccezione e vi porto su un terreno un po’ diverso, ma che riguarda comunque le nostre vacanze da vicino: quello dei dati personali!
Cosa succede ai nostri dati personali quando, senza nemmeno accorgercene, finiscono online? Non è un argomento che riguarda solo i viaggi, ma ho pensato valesse la pena parlarne proprio perché tocca ANCHE i viaggi, in un momento molto specifico: quello in cui stiamo per partire, siamo emozionate, condividiamo tutto sui social e magari abbassiamo un po’ la guardia.
Quando pensiamo ai dati legati a una vacanza, ci vengono in mente quelli che inseriamo al momento della prenotazione: nome, documento, telefono, indirizzo, dati della carta. Giusto, ma c’è un pezzo che ci sfugge quasi sempre. Una parte delle informazioni che qualcuno potrebbe usare per riconoscerci è già online da un sacco di tempo, e non ce lo ricordiamo nemmeno.
Un account che non usiamo più, un numero di telefono finito in una fuga di dati (le famose fughe di dati sensibili, a volte rubati, a volte semplicemente esposti per errore), un indirizzo associato al nostro nome, un profilo social pubblico: presi uno per uno sembrano dettagli innocui. Il problema nasce quando qualcuno li mette insieme. Esistono infatti dei data broker che raccolgono informazioni da fonti diverse e le aggregano in profili che possono poi essere venduti o condivisi.
Quando un vecchio dato incontra una nuova vacanza
Facciamo un esempio concreto. Anni fa hai lasciato da qualche parte online il tuo numero di telefono, magari iscrivendoti a un sito o compilando un modulo di cui non ti ricordi nemmeno più. Nel frattempo quel numero è finito in un database.
Poi arriva il momento della vacanza. Pubblichi una foto dell’aeroporto, scrivi che stai partendo con i bambini, tagghi la destinazione. A quel punto quella vecchia informazione può acquistare un valore completamente diverso da prima. E magari ti arriva un messaggio in cui la compagnia aerea, l’hotel o un servizio di assistenza ti chiede di confermare un pagamento, aggiornare i dati della prenotazione o cliccare su un link per evitare un problema con il viaggio.

Peccato che quel messaggio, così credibile proprio perché costruito su dati veri, sia il risultato del social engineering: la tecnica che usa le informazioni personali per rendere una truffa il più credibile possibile.
Un messaggio generico tipo “Ciao, clicca qui per confermare i tuoi dati” lo ignoriamo tutti facilmente. Se invece contiene il nostro nome e sembra collegato a qualcosa che stiamo facendo proprio in quel momento, diventa molto più difficile da riconoscere come falso.
Il problema non è solo il messaggio che ricevi
Quando partiamo, e alzi la mano chi non lo fa, tendiamo a raccontare tutto online: dove siamo, dove alloggiamo, quando torniamo, quali luoghi visitiamo. Io per prima, che di lavoro racconto i miei viaggi e quindi condivido praticamente ogni tappa.
Non sto dicendo che pubblicare le foto delle vacanze sia di per sé pericoloso, ci mancherebbe. Il punto è che ogni nuova informazione può aggiungersi a quelle già in giro. Sapere il vostro nome, da solo, non dice molto. Sapere il tuo nome, dove vivi, il tuo numero di telefono, che hai figli e che in una certa settimana sei lontana da casa, racconta invece una storia già molto più precisa.
Cosa possiamo fare prima di partire?
Non possiamo sapere quali nostre informazioni siano finite in una vecchia fuga di dati, né possiamo cancellare quello che è già stato copiato da qualche parte. Possiamo però ridurre la quantità di informazioni personali facilmente reperibili online, quelle che qualcuno potrebbe recuperare in due minuti con una ricerca.
Per fortuna non dobbiamo occuparcene da soli. Incogni invia richieste di rimozione ai data broker e ne segue l’esito al posto nostro. Non è una bacchetta magica e non cancella i dati già rubati in passato, ma può ridurre le informazioni pubblicamente disponibili, quelle che potrebbero essere combinate con qualcosa che abbiamo appena condiviso online.
Sarebbe un peccato smettere di raccontare le esperienze belle, in viaggio da sole o in famiglia: io continuerò a farlo, ovviamente. Ma ogni tanto un po’ di pulizia va fatta, un po’ come quando controlliamo scadenza del passaporto e assicurazione di viaggio prima di partire: non è la parte divertente dell’organizzazione, ma aiuta a partire più tranquille.
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Milena
(collaborazione)




