Viaggiatori ai tempi del coronavirus: cerchiamo leggerezza tra paura e rabbia

Ho pensato a lungo se pubblicare questo articolo. Lo covo nella pancia dall’inizio di ‘sto casino, ma avevo paura. Alla fine mi sono decisa: non sono certo le nostre fragilità che ci devono spaventare.

Avevo paura delle aggressioni verbali e dei moralismi, lo ammetto. Un rischio tangibile che ho toccato con mano in queste settimane. Perché ognuno la paura la elabora a modo suo, e diventare moralizzatori puntando il dito contro chi ha un pensiero diverso dal nostro è sicuramente il modo più accessibile da parte di tutte le persone che si trovano in difficoltà ma non se ne rendono conto.

Ho deciso di andare oltre questo timore, ma una premessa è doverosa.

So benissimo quale sia il problema oggi, so benissimo che siamo immersi fino al collo in una pandemia, so benissimo che il nostro sistema sanitario rischia il collasso (ma so anche che siamo nella parte più fortunata del mondo, sia chiaro!), so benissimo che ci sono milioni di persone che stanno molto peggio di me. Lo so oggi come l’ho sempre saputo. Parlare di viaggi, e poter viaggiare, sono SEMPRE parentesi di privilegiata leggerezza in un mondo che è SEMPRE messo alle strette da guerre, da malattie, da un milione di problemi che affliggono tutta l’umanità. Sempre. Non solo oggi.

E se il viaggio era una forma di evasione prima, quando i problemi del mondo sembravano cosí lontani da noi, per me lo è ancora di piú adesso.

Ecco perché ho deciso che voglio continuare a parlare di viaggi.

Ne parlo perché ne ho un fottutissimo bisogno, perché pensare ai viaggi per me è ossigeno puro, in questo momento di “prigionia” forzata. Non ho mai risolto i problemi del mondo, né comincerò certo ora a farlo. Ma se parlare di viaggi fa bene a me, e a qualche altro migliaio di persone che conosco, lo faccio. Senza la presunzione di salvare il mondo, ripeto, ma anche con la certezza di non mancare di rispetto a nessuno.

C’è chi esorcizza la paura disegnando arcobaleni e cantando fuori dalla finestra, io respiro profondamente e mi sento meglio pensando alla prossima volta in cui potrò ascoltare un pilota di aereo pronunciare le magiche parole “cabin crew prepare for landing“.

D’altronde mi sembra un rimedio semplice, indolore e senza controindicazioni.

Una massa informe di guru della comunicazione e motivatori ci vuole convincere che si debba per forza essere sempre felici e ottimisti, facendo quasi diventare una “colpa” essere giù di morale o incazzati. Io stessa ho comprato collanine e quadretti pieni di queste frasette, e ho anche usato un maledetto calendario da tavolo con quotidiane frasi motivazionali per ricordarmi che “devo essere felice”, “devo essere superiore e farmi scivolare addosso”, “devo essere ottimista”, e bla bla bla…

E proprio quel calendario, durante tutto il 2019, mi ha fatto sentire una merda, ogni giorno un pochino di piú. Perché se mi alzavo triste o arrabbiata per un problema, leggere quelle “lezioncine” in base alle quali dovevo essere perennemente felice e sorridente mi faceva sentire sbagliata.

Invece ho imparato nel tempo e a mie spese che non è obbligatorio essere felici, che tutte le emozioni sono salutari per il nostro corpo e per la nostra mente, ma solo se le sappiamo ascoltare, interpretare e vivere. Quindi alla fine ringrazio quel pallosissimo calendario che mi ha aiutato a fare questo piccolo grande cammino interiore, molto utile oggi, in questa situazione cosí anomala.

Non mi interessa in alcun modo, né mi fa stare meglio, illudermi che andrà tutto bene, scrivendolo su un foglio e disegnando arcobaleni. Adesso va oggettivamente tutto di merda, per me, per tutti noi e soprattutto per chi è ammalato, quindi voglio vivere il presente con questa consapevolezza, senza fingere di essere felice di questa clausura.

Lavorare da casa mi fa schifo, e questo lo so da un pezzo, ma adesso ancora di piú, visto che sono costretta a farlo in un “open space” con quel santo di mio marito, che parla tutto il giorno tra call e assistenze telefoniche, e con quella piccola grande donna di mia figlia, che a 12 anni è alle prese con una sfida scolastica senza precedenti, per lei e per noi.

Mentre su facebook tutti pubblicano i video dell’inno di mameli cantato a squarciagola fuori dalla finestra, io vorrei solo affacciarmi e mandare affanculo i miei vicini di casa. Beati voi, se i vostri sono simpatici. Uno dei motivi per cui la clausura mi è lieve è proprio la certezza di non incontrarli in giro. Mi rovinano la serenità domestica da almeno 3 anni, non sarà certo un’epidemia a farmi avvicinare a loro.

Questo è il mio presente, pieno di rabbia, che però io voglio condire con leggerezza. Non andrà tutto bene, perché milioni di persone che oggi disegnano arcobaleni in realtà non si ripiglieranno facilmente da questo trauma (né emotivamente né economicamente). Andrà bene solo per chi sarà davvero capace di scoprire e vivere sulla propria pelle il significato di resilienza, nella vita privata e nel lavoro.

Per essere davvero d’aiuto, sotto l’arcobaleno dovremmo scrivere RESILIENZA, affinché i nostri figli ci chiedano cosa significa e noi, nel tentare di spiegarglielo, magari lo capiremmo un po’ meglio.

 

resilienza - viaggiatori ai tempi del coronavirus

 

La mia resilienza, oggi, parte anche dai viaggi, che sono il mio lavoro, ma soprattutto la mia grande passione. Quel magma caldo che ribolle in me anche adesso che il vulcano sembra dormiente.

È dormiente dal 24 febbraio, giorno in cui hanno chiuso le scuole nella mia Regione e ho iniziato a capire che qualcosa di grosso stava per succedere.

Mi sono fatta piccola piccola, mi sono seduta in un angolo, rannicchiata, timorosa e curiosa di capire cosa sarebbe successo.

Ho visto crescere attorno a me una torre alta, stretta e buia, fatta di Paesi che giorno dopo giorno chiudevano le loro frontiere agli italiani, distruggendo ogni mia possibile via di fuga.

Una torre che si è chiusa del tutto quando anche il Paese che avevo scelto per il nostro viaggione estivo ci ha banditi.

Sono uscita un attimo dalla torre per un ultimo viaggio prima della chiusura definitiva, ed è stata una boccata d’ossigeno per la quale non sarò mai abbastanza grata.

Poi l’Italia è diventata una grande zona rossa. E questo è stato il mio punto di svolta, paradossalmente. Lí ho capito che non potevo piú stare rannicchiata a terra a vedere cosa succedeva e che dovevo rialzarmi in piedi, prendere per mano la mia rabbia e la mia paura e stare in loro compagnia allegramente, fino a che tutto non si sistemerà.

Quella torre sta crescendo ancora, ha pareti sempre piú buie e resistenti, fatte delle persone tossiche che in questo momento ho allontanato per non farmi vomitare addosso le loro inconsapevoli fobie.

Ma adesso quella torre sta diventando sempre piú comoda e accogliente. Ci stanno dentro le persone della mia famiglia, e i pochi amici con cui è possibile affrontare il tema con razionale leggerezza.

Soprattutto ci stanno dentro i miei viaggi, i sogni della mia famiglia, la nostra implacabile voglia di sentirci ancora piccole api che ronzano leggere e curiose, posandosi su un Paese e poi su un altro, come fossero fiori, per nutrirsi, crescere, evolversi, impollinare e VIVERE.

 

Ecco perché Bimbieviaggi (smartworking permettendo) continuerà a pubblicare i racconti dei nostri viaggi, di tutta la nostra grande e bellissima community.

Ed ecco perché nel gruppo famiglie globetrotter stiamo continuando a viaggiare con la rubrica IN VIAGGIO SUL DIVANO, che consente a migliaia di famiglie di tenersi per mano, anche solo volando con la fantasia o ritagliandosi in casa piccoli spazi e momenti di leggerezza. Questo è un minuscolo aiuto al mio mondo pieno di piccoli esploratori e di tanti meravigliosi genitori, che ce la stanno mettendo tutta per far loro mantenere il sorriso in questo periodo di merda.

Poi andrà tutto bene -ne sono certa- ma adesso no.

 

viaggiatori ai tempi del coronavirus
Io e la mia immensa voglia di tornare a Vulcano – foto di Cristina Rampado

 

Vi abbraccio forte, amici viaggiatori.

Milly

 

 

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L'autrice: * Milly Marchioni *

Mamma di Amanda, classe 2007. Viaggiatrice indipendente, adoro il mare e le isole tropicali ma anche la montagna e in generale i viaggi a contatto con la natura...passando per le città, i piccoli borghi, i castelli, le sagre di paese... Scoprire il mondo con gli occhi di mia figlia mi sta aiutando a crescere come viaggiatrice ma soprattutto come persona.

Commenti

  • Reply Chiara

    Grazie per questo articolo. In modo meno articolato e meno chiaro avevo fatto un post su Instagram proprio sul fatto che questo #andràtuttobene non lo condivido. Non va bene niente adesso, del domani non so. Ma proprio tutto bene la vedo dura che possa andare… comunque grazie ancora condivido ogni parola, un articolo vero e non annacquato dal quel diffuso buonismo che si legge ormai ovunque

    • Reply * Milly Marchioni *

      Ciao Chiara, grazie del tuo commento… Esatto, come dici tu, il finto buonismo non fa per me… e ancora oggi, a distanza di diversi giorni, le cose non sono cambiate… Ci rassegniamo, certo, ma speriamo finisca tutto presto…

  • Reply Chiara

    Condivido ogni parola, grazie per questo articolo vero, e non annacquato da quel buonismo che ormai si legge ovunque. Grazie anche per aver posto il problema di quell’ #andràtuttobene che piace a tutti, ma non a me. Avevo fatto un post su Instagram meno chiaro ed esplicito proprio su questo. Adesso non va bene niente, e come andrà domani non lo so. Vedremo ma per ora non promette niente di buono. Anche per me i viaggi sono una boccata di ossigeno e parlarne, leggere e scriverne mi fa staccare e sentirmi più leggera.

  • Reply Maman Voyage

    Penso lo stesso e ti abbraccio forte! Christine

    • Reply * Milly Marchioni *

      Carissima, grazie del tuo commento… Un forte abbraccio anche a tutti voi, sperando di poter presto ricominciare a realizzare i nostri sogni…

  • Reply Loris

    Ciao Milly condivido appieno le tue idee ed il tuo stato d’animo , anche noi non vediamo l’ora di mettere in moto il nostro camperino e di ridire quella bellissima frase di libertà che i bambini riportano spesso anche nei loro compiti ….. EQUIPAGGIO.. A BORDO!

    • Reply * Milly Marchioni *

      Ciao Loris… spero davvero che il vostro equipaggio possa ripartire prestissimo! Vi mando un abbraccio virtuale…

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