Viaggi con bambini: le abitudini e i punti di riferimento

[La psicoterapeuta risponde] Come aiutare il bambino ad adattarsi alle nuove situazioni che si presentano in viaggio? Come gestire il timore del genitore di fargli perdere i punti di riferimento “casalinghi”? Ne parliamo con la psicoterapeuta.

Dopo il successo del primo intervento di Bruna Ferretti, la nostra psicoterapeuta (Perché si deve viaggiare con i bambini?), oggi affrontiamo con Bruna tutti i dubbi che affliggono la mente (ed il cuore) di un genitore alle prese coi primi viaggi dei suoi bambini…

Viaggi con bambini: come gestire la perdita dei punti di riferimento?

Domanda: nella scorsa intervista abbiamo affrontato il problema/non problema delle abitudini dei piccoli in viaggio e abbiamo analizzato con te la loro capacità di adattarsi a qualsiasi situazione. Resta il fatto però che si presenterà sicuramente un momento in cui verranno meno le loro certezze, tutti quei punti fermi legati al loro quotidiano. Come abituarli allora a questo passaggio e come trarre i migliori benefeci da questo salto nell’ignoto?

Ecco la risposta di Bruna Ferretti, psicologo clinico, psicoterapeuta:

I punti fermi legati al quotidiano sono abitudini, non dovrebbero diventare certezze fondamentali.

Dare ai bambini la certezza che noi, il nostro paese, la nostra casa, le nostre stagioni, la nostra cultura siano il centro del mondo, il “buono”, l’assoluto è, ovviamente, un errore: basta far ruotare un mappamondo davanti a un bambino per fargli capire che quello che stava prima ben centrale davanti a lui si è spostato e quello che prima era l’ovest è diventato l’est…o, come fate voi, portarlo in posti nuovi per stimolarlo ad aprire gli occhi sul mondo, a farsi delle domande e, di conseguenza,  ampliare le proprie conoscenze.

Muse di Trento con bambini - Viaggi con bambini

Ma c’è un fatto fondamentale da chiarire riguardo alla possibilità di perdere in viaggio i propri punti di riferimento: quali punti di riferimento? 

Partiamo dagli adulti: molti sono timorosi a viaggiare, hanno paura.
Quando chiedo perché rispondono : “Perché sono lontano” (anche se vanno a 100 km. di distanza!).

Lontano da che cosa? Ecco qui il problema.

Battiato dice in una canzone: “Cerco il centro di gravità permanente”.
Questo centro di gravità deve essere dentro di noi, non all’esterno, nelle cose o nelle persone vicine. Le persone, i rapporti sono importantissimi ma non devono essere la stampella a cui attaccarsi e senza la quale si cade, men che meno le cose.

Detto questo, il centro di gravità (identità) nei genitori dovrebbe essere ben strutturato, per i bambini è in formazione e il loro centro di gravità rimane l’adulto.

Il viaggio deve far  capire nei fatti concreti al bambino la relatività dei riferimenti meteorologici, geografici, culturali, storici ma deve confermargli l’assoluta sicurezza nel genitore.

La certezza, il punto di riferimento sono i genitori. Se il genitore crolla, molto probabilmente il bambino crollerà e lo dimostrerà cercando il proprio punto di riferimento nelle cose o persone che ha lasciato a casa.

Isole dei pescatori alle Maldive - Viaggi con bambini

Se i genitori, in viaggio, come a casa, stanno bene, il bambino sarà libero anche di “scordarsi” di loro per andare a cercare nuove figure e nuove situazioni che rispondano alla sua curiosità, sarà libero di cominciare a separarsi da loro per iniziare a mettere in gioco la sua identità.

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E voi che genitori siete? L’avete trovato il vostro centro di gravità permanente o avete ancora paura di crollare?
C’è qualche domanda che vi piacerebbe porre alla nostra psicoterapeuta, per affrontare i piccoli/grandi timori legati al viaggio?
Potete scriverli nei commenti qui sotto o via email all’indirizzo info@bimbieviaggi.it

Testi di Bruna Ferretti
Immagini di Milena Marchioni

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Dai un’occhiata anche qui:

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  2. Perchè si deve viaggiare con i bambini? Il parere della psicoterapeuta
  3. Consigli per viaggiare con bambini: superare le paure e organizzarsi
  4. Non hai paura di viaggiare con bambini?

L'autrice: *Redazione*

Della Redazione di Bimbi e Viaggi fanno parte tutti i genitori che hanno raccontato i loro viaggi in giro per il mondo assieme ai loro piccoli esploratori: http://www.bimbieviaggi.it/chi-scrive-per-bimbieviaggi/

Commenti

  • Reply aliko

    Ampliare le conoscenze e farli scoprire il mondo…proprio questo è il senso da percepire quando si sceglie di viaggiare con i bambini. Proprio in questi giorni era un interrogativo che mi stavo ponendo! Ma la risposta l’ho trovata proprio in questo post.

  • Reply Elena

    I nostri figli hanno bisogno di felicità, i genitori devono essere felici e realizzati e, se lo sono, dall’altra parte del mondo, ben venga.
    Scegliere la via della realizzazione e della felicità come individuo, non è egoismo, perchè il nostro essere felici non nuocerà mai ai nostri piccoli.

  • Reply Anna

    Molto interessanti gli spunti di questo post che fa capire quanto noi genitori possiamo o non possiamo fare nei confronti dei nostri bimbi. Farli sentire parte del mondo e non soltanto della propria casa (che potrà sempre essere il trampolino di lancio sicuro e certo).
    Mi piacerebbe sapere dalla psicoterapeuta fino a che punto è giusto spingere un bimbo, che per carattere si rivela molto “casalingo”, ad appassionarsi a viaggiare.
    Grazie mille.

    • Reply * Milly Marchioni *

      Domanda molto interessante alla quale mi accodo. Mi è capitato effettivamente di incontrare bambini che amavano stare in casa, anche se poi una volta “a spasso” si divertivano. Ma allora, meglio “sforzarli” ad uscire e muoversi, o assecondare la loro indole? Elena, che dici? Proviamo a chiederlo a Bruna?

  • Reply Elena

    Potrebbe essere il prossimo argomento sulla rubrica di Marzo, se siete d’accordo.

    • Reply Anna

      Sarebbe grandioso!

    • Reply * Milly Marchioni *

      Io ci sto!! Anzi, aggiungo una cosina, ma cerchiamo di capire da Bruna se può rientrare nella stessa casistica: il bambino che non ama assaggiare cibi nuovi e che potrebbe avere difficoltà in un paese con la cucina particolare…Come aiutarlo? E soprattutto quanto? Meglio portarsi da casa qualcosa di familiare oppure “sforzarlo” a mangiare il cibo locale?
      Grazie!

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