Cosa fare se un bimbo si perde in viaggio? No panic!

Come insegnare ai bambini cosa fare in caso si perdano mentre siete in viaggio? Inutile girarci tanto intorno: perdere di vista il proprio figlio è probabilmente una delle paure più grandi di ogni genitore.

Non importa che il bambino sia ormai grandicello, chissenefrega se voi non siete persone ansiose, fa lo stesso se si tratta solo di un minuto: perderci la prole ci manda nel panico – a ragione –  se siamo dal verduraio sotto casa…. figuriamoci se ci troviamo in viaggio dall’altra parte del mondo!

Per quanta attenzione si faccia, per quanto si tengano occhi aperti e manine strette tra le nostre, l’attimo di distrazione è umano.

Quindi, pur incrociando anche le dita dei piedi e sperando che non ci capiti mai, cosa fare se ci si perde di vista? Perchè, se noi genitori siamo impreparati a questa evenienza, figuriamoci i nostri figli!

Forse è il caso che proprio loro, i giovani “fuggitivi”, imparino fin da piccoli alcuni semplici trucchi per affrontare la situazione e fare in modo che il tutto finisca quanto prima con un bell’abbraccio.

Cosa fare se un bimbo si perde - ppennino Tosco Emilano con bambini

Oh mamma, mi sono perso: cosa deve fare un bambino?

Sapere il proprio Nome e Cognome, e anche quello dei propri genitori

Riuscire a farsi identificare è la prima cosa: alla domanda “Come ti chiami?” un bambino dovrebbe essere in grado di comunicare il proprio nome e cognome, oltre a quello dei genitori (“la mia mamma si chiama mamma” non è una risposta molto utile in questi casi): sono entrambe informazioni che un bambino sopra i 3 anni è tranquillamente in grado di dare, quindi è sufficiente prepararli – con molta serenità, mi raccomando! – all’eventualità che, se non ci vedono più, possono dare queste informazioni anche a perfetti sconosciuti che incontrano per strada (magari scelti con cura, come vedremo dopo).

Ovviamente per i piccolissimi la cosa è più complessa ma si può facilmente recuperare utilizzando in viaggio appositi braccialetti o tatuaggi (in vendita su Amazon e simili) oppure, in caso vi siate dimenticati di metterli in valigia prima di partire, basterà scrivere tutto con una normalissima penna sopra un braccio o una gamba.

 

Conoscere il numero di telefono di uno dei genitori

Anche in questo caso, i bimbi più grandicelli sono avvantaggiati poichè possono imparare a memoria il numero di mamma o papà (incluso il prefisso internazionale se siete all’estero). Per i piccini le cose ovviamente si complicano perchè imparare il numero è più complicato (e non è da escludere che, anche per i grandi, in caso di panico si faccia fatica a ricordare).

Il nostro consiglio è quindi quello di far loro indossare sempre un braccialetto col numero di telefono. Abbiamo recentemente avuto occasione di testare un prodotto molto innovativo che ci è sembrato perfetto per questa esigenza.

trilly-baby-braccialetto-identificativoSi tratta di Trilly Baby, un bracciale identificativo antismarrimento diverso dai soliti già visti (spesso molto grandi e “fastidiosi” per i bambini) molto comodo per bimbi di tutte le età, poichè, oltre ad essere esteticamente gradevole, è leggero e può essere indossato sempre, in viaggio, in spiaggia, in montagna o anche al centro commerciale!

Il braccialetto è acquistabile online sul sito > andreamariadesign.it <

Dopo l’acquisto, si riceve un kit per comporlo: all’interno del bracciale si possono quindi collocare i numeri di telefono, composti delle cifre che noi abbiamo scelto (uso il plurale poichè noi siamo riusciti a farci entrare entrambi i numeri, prefisso internazionale compreso!): in questo modo i numeri sono perfettamente indelebili e il bracciale impermeabile.

trilly baby se un bimbo si perde

trilly baby se un bimbo si perde

braccialetto antismarrimento se un bimbo si perde

Insomma, a noi è piaciuto tanto e siamo contente di poter condividere con voi questo prodotto utile, diverso dal solito e di qualità (è made in Italy e realizzato con materiali atossici)!

 

Rimanere dove ci si trova

Nei momenti di panico non è facile essere razionali, quindi è meglio prepararsi un po’ in anticipo, per essere più “sereni” possibile nel caso in cui avvenga il “fattaccio”. Tra le numerose cose da insegnare c’è appunto questa..

Non c’è nulla di peggio di voi che correte a cercare lui e lui che corre a cercare voi… però nella direzione sbagliata. Se vostro figlio si ritrova temporaneamente solo deve rimanere dove è e attendere di incontrare qualcuno nel luogo dove si trova, possibilmente mettendosi in un posto sicuro e ben visibile, lontano dalla strada ma comunque in mezzo al marciapiede, in modo da poter essere facilmente visto da lontano (quindi no dietro un albero o un bidone dell’immondizia, giusto per fare un esempio). In quest’ottica, far indossare al bimbo vestiti di colori particolarmente vivaci può essere d’aiuto per l’identificazione da lontano.

 

Farsi sentire

Oltre a farsi vedere, il bambino deve tentare di farsi sentire. Non c’è’ nulla di più utile di un bel “Mamma/Papà’” ad alta voce per attirare l’attenzione vostra (se siete nelle vicinanze) o di qualche passante che possa aiutarlo.

 

Individuare un adulto che possa aiutarlo

La nostra esperienza a G! Come giocare-polizia

Trovare una persona a cui chiedere aiuto è certamente importante… ma chi fermare? La prima scelta dovrebbe ricadere – ovviamente – su eventuali adulti “in divisa”, poco importa che siano poliziotti, vigili del fuoco o militari. Per i bambini di solito è facile individuare le persone in divisa, quindi spiegate a loro che – in caso di bisogno – possono chiedere aiuto a loro.

Se non c’è nessuno che appartenga a questa categoria nelle vicinanze, una buona alternativa è cercare qualche adulto con bambini, insomma un’altra mamma o un altro papà (anche questo è un concetto semplice da spiegare). Nel caso il fattaccio avvenga in Italia, la cosa è (relativamente) semplice: basterà che vostro figlio dica che si è perso e comunichi nome, cognome e telefono come si era detto nei primi punti.

Ma se siete all’estero, che si fa? Niente, vi tocca fargli memorizzare 2 frasi in inglese, giusto il minimo sindacale per farsi capire. Non agitatevi ulteriormente (visto l’argomento) ma focalizzatevi su poche parole chiare ma efficaci tipo: “LOST” (perso), “MY NAME IS” (mi chiamo), “HELP” (aiuto).

 

Trovare un punto di riferimento

cosa fare se un bimbo si perde

Nel caso di vacanza al mare, tutta spiaggia e resort, è cosa buona e giusta fare un giretto di perlustrazione con il bambino e aiutarlo a prendere confidenza con il posto, mostrando qual è il vostro ombrellone, di che colore è il vostro stabilimento o richiamando la sua attenzione su qualsiasi altro punto di riferimento (un playground, il chiosco dei gelati, cose che siano semplici da ricordare). In questi casi noi facciamo sempre un giochino con Memi, lasciandolo andare avanti e chiedendogli di riportarci in camera, al ristorante oppure alle sdraio: è un modo semplice per fargli memorizzare la strada per tornare da noi e per aiutarlo a stamparsi nella testa una sorta di mappa virtuale.

Anche se ci si trova in un luogo molto affollato dove sarebbe impossibile vedersi (vedi la classica chinatown delle grandi metropoli asiatiche, o il centro commerciale sotto casa il sabato pomeriggio), è utile darsi dei punti di riferimento: se ci perdiamo, ci troviamo sotto a questo lampione, o davanti a quel negozio.

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Detto questo, con i nostri semplici consigli su cosa fare se un bimbo si perde, no panic, non c’è bisogno di pensare a scenari apocalittici nè di cercare su Google “come mettere un GPS sottocutaneo ad un bambino”. Davvero basta poco per evitare inutili tachicardie alle mamme o improvvise perdite dei capelli ai papà.
Ogni viaggio va preparato, inserite anche questo piccolo training nella lista delle cose da fare prima di partire e non avrete problemi.

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{Testi di Michela Toffali }
{La foto di copertina, è tratta da Shutterstock}
{I braccialetti ci sono stati forniti da Trilly Baby per essere testati}

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L'autrice: *Michela*

*Michela*

Mamma di Meltemi, baby-giramondo classe 2011. Sono una vera e propria travel-addicted: appena torno da un viaggio non vedo l'ora di iniziare a pianificare il successivo... e ho già in mente destinazioni per i prossimi 10 anni! L'arrivo di Memi non ha fatto altro che accrescere questa passione: io e mio marito Luca vogliamo regalargli il globo intero! Il piccoletto a 3 mesi era già in possesso di passaporto e valigia personale, pronto per il primo di una lunga serie di voli. Ora siamo partiti per un viaggio davvero unico con biglietto aereo è one-way: da gennaio 2014 viviamo ad Amsterdam. La prima di una futura serie di case in giro per il mondo ;-)

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