Viaggiare durante la pandemia: emozioni dall’isola di Reunion

Siamo andati nell’isola di Reunion durante l’estate del 2021. Non avevo mai pubblicato il racconto delle emozioni provate ma credo che oggi sia ora di farlo, per chiudere un cerchio…o magari per tenerlo aperto…

Qualche giorno fa ho pubblicato i racconti di Alessia, che nel 2019 ha visitato l’isola di Reunion con la sua famiglia.

Ricordo come fosse ieri l’emozione che ho provato nell’estate 2021 quando, da neovaccinata, ho scoperto che l’Isola di Reunion, territorio Francese d’Oltremare, aveva deciso di aprire i suoi confini ai turisti stranieri e ho iniziato a interrogare Alessia per avere consigli utili su quella meta. Se ben ricordo era il 9 giugno. Erano passati 7 giorni dal nostro vaccino. Dopo circa 4 settimane eravamo sul volo Air France che ci portava da Bologna a Saint Denis, passando per Parigi.

Non ho mai pubblicato le parole scritte durante il viaggio di ritorno, su uno di quei lunghi intercontinentali che tanto mi fanno stancare ma che mi regalano sempre adrenalina, gioia, Vita. Ho deciso di pubblicarle oggi, come a chiudere un altro cerchio di quel brutto periodo che ha ristretto le nostre libertà così a lungo.

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27 luglio 2021, sul volo da Reunion a Parigi

Questo viaggio a Reunion è servito per ricordare al mio corpo e al mio cuore che esiste una cosa chiamata “libertà di movimento” e che proprio questa cosa, negli anni, mi ha regalato gioie infinite e ricordi indelebili.

In realtà non è stato un viaggio libero perché la destinazione l’ha scelta la Farnesina, mentre Speranza si è occupato della pianificazione, cambiando a più riprese le regole, imponendo la compilazione di inutili moduli online pieni di difetti, aumentando il budget necessario a suon di tamponi e amenità varie.

Ma il mio corpo questo non lo sapeva e io non gliel’ho detto. Lui si è piegato per riempire le valigie, si è sforzato di scegliere il minimo indispensabile per un viaggio in una meta impegnativa, si è alzato di buon’ora e ha riprovato l’ebbrezza di vedere il sole sorgere in tangenziale e di fare un check in in aeroporto, sotto lo sguardo attento di un operatore che controllava le scartoffie presentate.

Quel corpo, intorpidito da quasi 2 anni di sedentarietà, ha riscoperto la scomodità di dormire in economy, di essere svegliato da odori di cibi strani che diventano buoni in modo proporzionale alla fame che ha, di fare pipí e tirare lo sciacquone più rumoroso del globo, a migliaia di metri di altitudine.

Ha ritrovato l’emozione di atterrare oltreoceano, di scoprire una terra lontana e sconosciuta in cui la natura si manifesta con maestosa potenza e lo fa vibrare e muovere ai suoi ritmi, scuotendolo con potenti onde o sostenendolo con rocce vulcaniche che lo richiamano per essere calpestate.

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La Reunion non è stata un ripiego, sognavo da anni di visitarla, e forse serviva proprio la pandemia per portarmi qui.

Non è libertà, quella che stiamo vivendo in questi anni, perché troppe frontiere sono ancora chiuse e troppe regole esistono solo per causare incertezza e disincentivare gli spostamenti.

Ma per me viaggiare è Vivere, quindi mi sono ritagliata il mio spiraglio di vita e l’ho assaporato con tutta me stessa, corpo e cuore in pole position.

Ci ho messo un po’ a riprendermi fisicamente dal lungo viaggio di andata, ma ci ho messo zero minuti ad emozionarmi di nuovo, da quel primo arcobaleno ammirato dal finestrino dell’aereo fino alla conquista della cima del vulcano, che ha impegnato corpo e testa per 6 ore in un trekking tanto meraviglioso quanto faticoso, passando per i paesi esplorati, le persone incontrate, i nuovi cibi assaggiati e i paesaggi che ci hanno inebriato la vista…

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Sul Piton de la Fournaise

Questo per me è vivere, e questo mi è stato tolto dalla maledetta pandemia che ha afflitto il mondo. Una pandemia che ha alzato barriere dure da abbattere ma della quale voglio tenermi il lato positivo.

Ho visitato Reunion, anticipando una meta che avrei visitato chissà quando.

E ho capito che, al pari delle barriere, questa pandemia ha consentito al mondo di creare un linguaggio comune condiviso, una sorta di esperanto compreso da tutti, a prescindere dal luogo di nascita o dalla lingua parlata.
È un linguaggio fatto di mascherine, adesivi a terra per mantenere le distanze in fila e gel disinfettanti. Un linguaggio che ha privato gli incontri di baci e abbracci ma che cede il passo a forti strette di mano tra chi si rifiuta di essere asettico durante un primo incontro.
Un linguaggio fatto di sguardi che superano la mascherina lasciando intravedere sorrisi e voglia di conoscere e aprirsi di nuovo.

Le leggo ovunque queste emozioni. Certo, non negli occhi di tutti, ma questo è normale. Non è mai esistito un mondo in cui tutti andassero nella stessa direzione e la pandemia ha sicuramente inclinato le rette delle strade percorse da ognuno di noi. Ma quando incontri qualcuno il cui percorso va nella tua stessa direzione, oggi lo riconosci meglio e sai che quell’incontro vale il doppio. Così ti resta nel cuore il sorriso, nascosto dalla mascherina, del barista creolo in quel baretto sperduto sui monti, o la chiacchiera senza fine del ristoratore che non aveva mai avuto clienti italiani, ma anche le feste al mare in cui i giovani si scatenavano o i trekker incalliti sui sentieri del vulcano, tutti senza mascherina e colmi di voglia di vita.

Tutti avremmo fatto volentieri a meno della pandemia, ma ormai è così, quindi cerchiamo di coglierne il lato positivo, questo esperanto delle emozioni che per una volta accomunano tutti gli esseri umani e che magari ci aiuteranno a tessere legami più profondi con chi incontreremo lungo la strada in futuro.
Possibilmente una strada con meno ostacoli e che avremo potuto scegliere in totale libertà.

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Un caro saluto alla pandemia [cartolina da Reunion]

 
Milena Marchioni
(testi e fotografie di Milena Marchioni)

 

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L'autrice: * Milly Marchioni *

Mamma di Amanda, classe 2007. Viaggiatrice indipendente, adoro i vulcani, il mare e le isole tropicali ma anche la montagna e in generale i viaggi a contatto con la natura, passando per le città, i piccoli borghi, i castelli, le sagre di paese... Scoprire il mondo con gli occhi di mia figlia mi sta aiutando a crescere come viaggiatrice ma soprattutto come persona.

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